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CARRELLO SPESA  |  VALUTA: CHF
Detail Rancia Vigneto Chianti Classico DOCG Riserva
Capacità: 75 cl.
Anno: 2016
Nazione: Italia
Produttore: Felsina
Regione: Toscana
Tipologia: Rosso
Vitigno: Sangiovese

RANCIA VIGNETO CHIANTI CLASSICO DOCG RISERVA


CHF 44.50
Quantità

Identità di un vigneto:
Il vigneto Rancia prende il nome dall’antico podere che sorge in corrispondenza di un preesistente monastero benedettino. Le uve provengono dalla parte più alta e nobile della zona di Rancia, situata nel comune di Castelnuovo Berardenga ad un’altitudine compresa tra i 400 e 420 metri s.l.m., ben esposta a sud ovest e dal Piano di Rancia (8.57 ettari) da cui selezioniamo solo le uve migliori. Negli impianti più recenti è stato utilizzato il materiale delle selezioni massali effettuate all’interno del vecchio vigneto di Rancia. Il vigneto presenta terreni di origine calcarea, caratterizzati principalmente da alberese (tipico del territorio di Castelnuovo Berardenga), ma anche in alcuni punti da Galestro. Prima annata 1983.

Note sensoriali:
Colore rosso rubino con buona intensità e tonalità. Speziato al naso, note floreali e piccoli frutti rossi e neri, con accenni minerali e una lieve nota tostata. Al palato sentori di spezie con tannini giovani, consistenti e morbidi, dritto e serrato nel finale, coinvolgente per sapore e linea acida.

Vinificazione:
Pigiatura e diraspatura delle uve selezionate. Temperature di fermentazione tra i 28°/30° C. Durata della macerazione da 16 a 20 giorni. Follature automatiche e rimontaggi programmati giornalmente. La svinatura avviene quasi a fine fermentazione. Fermentazione malo lattica in acciaio. A marzo aprile passaggio in botti di rovere da 225 lt. di primo e secondo utilizzo. Dopo 1618 mesi di maturazione, assemblaggio ed imbottigliamento.
Affinamento di 6/8 mesi in bottiglia.

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Felsina

LA STORIA Domenico Poggiali acquistò la fattoria di Fèlsina nel 1966 e con un atto coraggioso in quel momento difficile della viticoltura italiana scelse di investire sulla qualità del vino e sulla perizia di alcuni giovani. Appassionati di viticoltura e abili imprenditori, Domenico e il figlio Giuseppe Poggiali modernizzarono la conduzione della campagna senza abbandonare lo spirito della tradizione. Nel volgere di pochi anni gli ettari a vite diventarono più di quaranta e cambiarono anche l’anima e l’organizzazione dell’azienda. Nella seconda metà degli anni settanta entrò in azienda il genero Giuseppe Mazzocolin, con l’incarico di sviluppare commercialmente l’azienda. La sua cultura umanistica e la consapevolezza della responsabilità dell’uomo nel lavoro contribuirono a far crescere la cultura del vino in Italia e all’estero, ottenendo i primi riconoscimenti internazionali. L’amicizia con Luigi Veronelli e la collaborazione con l’enologo Franco Bernabei hanno tracciato un cammino che si rivela con estrema coerenza nei vini a partire dall’annata 1983, la prima del Fontalloro e di Rancia, fino ai giorni nostri. Sotto la guida di Domenico e Giuseppe Poggiali, cominciò un percorso che dal 1990 vede come protagonista anche Giovanni Poggiali, primo dei tre figli di Giuseppe. I poderi di Fèlsina, sviluppatisi in più di mille anni, costituiscono ancor oggi l’unità colturale di base del nostro lavoro, nonostante l’abbandono delle campagne da parte delle famiglie contadine di tradizione mezzadrile a partire dal secondo dopoguerra. I poderi sono gli stessi di sempre: Rancia, Rancino, Arcidosso, Arcidossino/Santa Letizia, Casale di Fèlsina, Fèlsina, Casalino, Santa Maria, San Giuseppe, Ruzzatoio, Molino d’Ombrone, Valli, Molinuzzo, Terra Rossa. Come per tutti i buoni agricoltori, la nostra principale preoccupazione è la difesa della fertilità naturale del terreno, che mettiamo in pratica mantenendo una mente aperta alle novità, senza eccessi, e lavorando in un contesto di sperimentazione che va dalla biodinamica alle più moderne tecnologie e innovazioni rese disponibili a livello mondiale. La coltura della vite ha l’obiettivo di ottenere la maturazione della miglior uva dal punto di vista morfologico e fisiologico, adatta a essere vinificata secondo lo stile di Fèlsina. Per questo da lungo tempo realizziamo selezioni massali con il risultato che in nessun altro luogo sono presenti altrettanti cloni di Sangiovese e portainnesti piantati in territori così eterogenei come a Fèlsina, consentendoci di disporre, come un pittore, di una tavolozza dalle infinite sfumature e possibilità. Un’azienda delle dimensioni e della varietà di Fèlsina esige una responsabilità profonda non solo in vigna ma in tutto il suo ecosistema per preservare l’ambiente naturale, controllando l’impatto umano e della tecnologia. Boschi, campi seminati a cereali, oliveti, macchia, fossi e corsi d’acqua, i campi più piccoli della riserva di caccia coltivati a erba medica, lupinello, saggina, girasole, favino, tutto concorre alla salvaguardia della biodiversità. Fèlsina è una vera e propria fattoria la cui attività agricola più importante, al pari del vino, è la produzione dell’olio d’oliva. Dal 2002 abbiamo intrapreso il progetto“Olio secondo Veronelli” che vuole far corrispondere l’olivo alla sua terra, l’olio all’oliveto da cui ha origine, seguendo la stessa filosofia del terroir che adottiamo per il vino. Le tre zone produttive – Fèlsina, Pagliarese e Boschi – hanno distinti terroir per ciascuna delle quattro varietà di olive presenti – Pendolino, Leccino, Moraiolo e Raggiolo (Correggiolo). Il risultato è un olio unico che rispetta le caratteristiche di ciascuna varietà di oliva, la cui tracciabilità è garantita in tutta la filiera produttiva da pratiche colturali e di tecniche di trasformazione accompagnate da costanti verifiche analitiche e degustative. LA CANTINA Nel 1966 Domenico Poggiali trovò l’antica cantina di sasso della Villa. Era piccola, con la larga volta in mattoni e incastonata nel tufo. La costruzione della nuova cantina sotterranea fu completata nei primi anni settanta, collegando la stalla che ospitava un tempo i cavalli importanti della tenuta con la cantina sotterranea tuttora esistente dove avviene il processo di maturazione dei vini. Nel 1998 Giovanni e il padre Giuseppe Poggiali investono nella tecnologia per la vinificazione in acciaio, strumentazione che permette un lavoro molto più preciso dell’enologo e del cantiniere nel mantenere equilibrio, coerenza e stile. La grande trasformazione della tecnica della vinificazione e dell’invecchiamento dei vini, la collaborazione fondamentale con enologi e tecnici di laboratorio non hanno cambiato il cuore del mestiere di cantiniere. Geloso dei suoi vini, meticoloso e attentissimo alla pulizia, ritroso nei mesi invernali, primaverili ed estivi, si trasforma nell’uomo al centro della scena quando arriva, con l’autunno, la vendemmia. Il magico momento della vendemmia, quando i grappoli maturi raccolti dai filari dei vigneti vengono portati in cantina, è l’apice del lavoro della vite e degli agricoltori che ne hanno preparato il terreno, l’hanno piantata e cresciuta, nutrendola, potandola, lavorando la terra, con grande equilibrio e rispetto, per preservare quanto di più perfetto la natura ci dona.